Paradiso: Canto XI

(versetti 43-117)

Intra Tupino e l’acqua che discende 
del colle eletto dal beato Ubaldo, 
fertile costa d’alto monte pende,

onde Perugia sente freddo e caldo 
da Porta Sole; e di rietro le piange 
per grave giogo Nocera con Gualdo.

Di questa costa, là dov’ella frange 
più sua rattezza, nacque al mondo un sole,
come fa questo tal volta di Gange.

Però chi d’esso loco fa parole, 
non dica Ascesi, ché direbbe corto, 
ma Oriente, se proprio dir vuole.

Non era ancor molto lontan da l’orto, 
ch’el cominciò a far sentir la terra 
de la sua gran virtute alcun conforto;

ché per tal donna, giovinetto, in guerra 
del padre corse, a cui, come a la morte, 
la porta del piacer nessun diserra;

e dinanzi a la sua spirital corte 
et coram patre le si fece unito; 
poscia di dì in dì l’amò più forte.

Questa, privata del primo marito, 
millecent’anni e più dispetta e scura 
fino a costui si stette sanza invito;

né valse udir che la trovò sicura 
con Amiclàte, al suon de la sua voce, 
colui ch’a tutto ‘l mondo fé paura;

né valse esser costante né feroce, 
sì che, dove Maria rimase giuso, 
ella con Cristo pianse in su la croce.

Ma perch’io non proceda troppo chiuso, 
Francesco e Povertà per questi amanti 
prendi oramai nel mio parlar diffuso.

La lor concordia e i lor lieti sembianti, 
amore e maraviglia e dolce sguardo 
facieno esser cagion di pensier santi;


tanto che ‘l venerabile Bernardo 
si scalzò prima, e dietro a tanta pace 
corse e, correndo, li parve esser tardo.


Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! 
Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro 
dietro a lo sposo, sì la sposa piace.

Indi sen va quel padre e quel maestro 
con la sua donna e con quella famiglia 
che già legava l’umile capestro.

Né li gravò viltà di cuor le ciglia 
per esser fi’ di Pietro Bernardone, 
né per parer dispetto a maraviglia;

ma regalmente sua dura intenzione 
ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe 
primo sigillo a sua religione.

Poi che la gente poverella crebbe 
dietro a costui, la cui mirabil vita 
meglio in gloria del ciel si canterebbe,

di seconda corona redimita 
fu per Onorio da l’Etterno Spiro 
la santa voglia d’esto archimandrita.


E poi che, per la sete del martiro, 
ne la presenza del Soldan superba 
predicò Cristo e li altri che ‘l seguiro,

e per trovare a conversione acerba 
troppo la gente e per non stare indarno, 
redissi al frutto de l’italica erba,

nel crudo sasso intra Tevero e Arno 
da Cristo prese l’ultimo sigillo, 
che le sue membra due anni portarno

Quando a colui ch’a tanto ben sortillo 
piacque di trarlo suso a la mercede 
ch’el meritò nel suo farsi pusillo,

a’ frati suoi, sì com’a giuste rede, 
raccomandò la donna sua più cara, 
e comandò che l’amassero a fede;

e del suo grembo l’anima preclara 
mover si volle, tornando al suo regno, 
e al suo corpo non volle altra bara.